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Categoria: Rocco P. Life

L'importanza di un paio di scarpe

Un paio di scarpe. Si chiama così uno degli otto quadri di Vincent Van Gogh che hanno come soggetto delle scarpe. In questo l’artista rappresenta due comunissime vecchie scarpe che da semplice oggetto diventano il soggetto di un’opera d’arte.

Questo quadro in particolare è stato analizzato da tre studiosi, le cui opinioni sulla vera essenza del dipinto sono completamente diverse.

Heidegger e la contadina

Partendo dalla domanda che differenza c’è tra l’oggetto reale e l’opera d’arte? - Heidegger sosteneva che il paio di scarpe rappresentate, essendo un mezzo creato dall’uomo, testimoniasse il mondo di una contadina perché estrapolate da esso.

Le scarpe che la povera donna porta per andare a lavorare nei campi, diventano delle portatrici stesse dell’essenza di quella realtà con le abitudini, la stanchezza e la fatica quotidiana. La contadina non c’è, eppur è come se ci fosse. Infatti, tutte le informazioni sono già rinchiuse dentro le scarpe deformate, nel cuoio acciaccato, nei lacci strappati, nelle suole arruffate che respirano l’intimità della loro portatrice, le sue speranze e le sue paure per il domani.

 

Possiamo immaginare che la contadina mette via le scarpe da lavoro per mettersi delle scarpe buone in un giorno di festa. Le scarpe brutte allora trasmettono la testimonianza del suo mondo, lei sa che il suo mondo sta qui anche mentre è sospeso e ne viene rassicurata.

L’unica differenza tra le scarpe reali ed il quadro di Van Gogh è che nel primo caso le scarpe continuano ad essere un mezzo perché sono utilizzabili, nel secondo caso esse stesse diventano un’opera d’arte rivelando la loro essenza.

Schapiro e l'artista

Schapiro si è opposto a Heidegger dicendogli di essere andato troppo lontano con l’immaginazione e che le scarpe rappresentate da Van Gogh sono… di Van Gogh stesso. Perciò l’artista ha dipinto un oggetto in cui si riconosce o che comunque rispecchia il suo stato d’animo, solcato dalle diverse pieghe, deforme, stanco e rovinato.

Data l’inevitabile soggettività che si trasmette nell’opera d’arte, l’oggetto del dipinto non può quindi essere portatore di un’essenza oggettiva.

Derrida e "le scarpe e basta"

Derrida invece criticò tutti e due gli studiosi argomentando che sia Schapiro, sia Heidegger interpretassero la questione già in principio in modo troppo soggettivo. Secondo Derrida, Schapiro entra troppo nell’ottica di un critico d’arte e fa appartenere l’opera all’artista, mentre Heidegger lo stacca radicalmente da qualsiasi appartenenza… e allo stesso tempo associa le scarpe ad una contadina!

Derrida quindi nega il fatto che le scarpe appartengano a qualcuno e sostiene che esse semplicemente… esistono.

Le scarpe sono arte.

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